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l'apocalisse
destreggiandomi fra corde, altalene e ferri da calza, un dì giunse un
pidocchio a sussurrarmi (mentre ero intenta a maneggiare dei cristalli) che sì, oggi era il gran momento. mi persi completamente in un luogo
imprecisato del tempo, senza né forma né spazio né alcunché
mi fosse utile a sorseggiare l'olio appena ottenuto dopo anni, secoli, eoni di messi numeriche. ebbene uscii di casa vestita di tutto punto e il pidocchio
mi ricordò che il dì era completamente vuoto, vacuo, effimero e impermanente. presi le sigaratte, pagai e accompagnai Daimon nel suo
lavoro quotidiano. ci fermammo a ogni intersezione e appofondimmo
il discorso sulla storeografia di nettuno. utilità, senso, profondità e atti volontari. Le lezioni di Daimon non me le scorderò mai. Con un paio di cesoie da rododendro tagliai di netto il piano circolare e caddero immediate tutte le certezze. Il pidocchio ebbe un mancamento e mi fece un inchino. mi porse dell'acqua e ci scambiammo i convenevoli alla maniera umana. Mi chiese di accompagnarlo su di un ramo e di benedirlo affinché potesse tornare nella sua amata colonia con questo nuovo senso di appartenenza al tutto. Daimon mi stava mordicchiando quando mi svegliai dal sogno di essere esattamente dove fossi. Firmai una dichiarazione e me ne andai. Era un autunno meraviglioso e l'aria profumava d'amore







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pubblicato il 2015-10-24 alle 10:32:52