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Riflessioni crepuscolari
Proverò a fare qualcosa del genere dopo quasi un quarto di secolo, lasciando fluire quello che si agita dentro di me: chi mi conosce come persona sempre allegra forse resterò un po' perplesso, anche se nel mio caso la malinconia è sempre stemperata dal mio immenso amore per la vita, che non riesce mai a far prevalere quello spleen che pure ho intrinseco e che è stato ed è tuttora molto spesso fonte della mia ispirazione, sia a livello riflessivo che per il dispiegarsi della mia creatività.

Sono le sette di sera di una bella giornata di marzo. Stranamente mi sono concesso un giorno di riposo dopo mesi, se non anni, in trincea, sia a lavoro, sia nei cosiddetti hobby, che affronto con lo stesso impegno e dedizione di un lavoro, sia per quanto riguarda gli impegni familiari, dai quali, purtroppo o per fortuna, al momento sono quasi esente. E' dunque il momento ideale per fare il punto della situazione, cosa che in genere rimando sempre a momenti migliori.

Non vivo affatto una brutta vita: piena di impegni, peraltro non difficili da sostenere, e di interessi. Ho una certa agiatezza economica grazie al lavoro in metro a tempo indeterminato, ho raggiunto un equilibrio nel campo degli affetti grazie soprattutto al buon senso, mi piace viaggiare e quando posso riesco a farlo, anche abbastanza spesso, e fare sport, cosa cui mi dedico quasi quotidianamente. Poi, scrivo e leggo molto, per cui pure se i miei studi erano indirizzati a uno sbocco creativo-culturale e così non è stato, almeno ufficialmente, non posso lamentarmi, anche perché, soprattutto grazie al web posso condividere questa mia passione.

In tutto ciò non posso negare che qualcosa manca. Manca il brivido dei quindici-vent'anni: l'innamoramento, che forse era proprio di quella età come un fatto fisiologico e addirittura ormonale, o forse sarebbe potuto essere anche del recente passato e di oggi se certe cose fossero andate come sarebbero potute andare ma così non è stato. A volte provo una sensazione di amarezza legata a ciò, a volte una tacita rassegnazione, altre volte ancora quasi un sollievo pensando che avrei messo in discussione e in crisi tutto il resto che in fondo funziona. Sempre prevale comunque l'impressione di un treno perso, di un'occasione mancata, di una vita abbastanza soddisfacente ma incompleta, anche se dovrei averne ancora almeno un'altra metà (almeno in termini di anni...) davanti a me in cui teoricamente tutto può succedere...

E un'altra cosa che mi manca, volendo abbandonare per un momento questa concessione al cosiddetto romanticismo (anche se non mi è mai piaciuto chiamare così la sfera amorosa: sono comunque un intellettuale, per cui per me quel termine indica un dignitosissimo movimento culturale della prima metà dell'Ottocento ricco di aspetti che non si riducono alla dimensione sentimentale), sembrerà paradossale, è l'energia, o meglio la volontà: più che altro quella che ti permette di essere costante e continuo. Riesco a fare mille cose ma spesso le faccio male, salvo quando riesco a concentrare i miei sforzi, e allora vengono fuori anche buone cose. Ma perché devo sempre sentirmi sotto pressione per produrre, per rendere, quando potrei fare di meglio con molto meno sforzo e rischio?

In conclusione, so che tutto ciò di cui ho parlato (anzi, ho scritto) non è un racconto, ma è comunque una prosa: autobiografica e soprattutto introspettiva. E non è facile mettersi a nudo e aprirsi agli altri. Io ci ho provato...







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pubblicato il 2015-03-30 alle 21:17:41