copertina

upstaris

sezioni

gu legge


utenti registrati 109


La Cantina - (Parte 2)
Spensi la sigaretta sul pavimento, a fianco a me.
Riprendere la concentrazione non fu affatto facile.
Quello che ora mi era chiaro e' che se qualcuno era entrato nella cantina voleva dire che da li si poteva anche uscire.
Anzi, non solo era entrato qualcuno ma ci aveva pure fatto entrare un baule.
Da dove pero'?
Mi alzai dal pavimento ed andai ad osservare il nuovo ospite piu' da vicino. Era una baule di ferro, alto circa 70 centimetri e lungo probabilmente un metro e ottanta.
Chiuso.
Sul pavimento nessun segno di trascinamento. Provai a spostarlo e questa volta la cosa fu piu' semplice di quello che pensavo. Seppure discretamente pesante riuscii a girarlo senza grossi sforzi.
Non aveva una serratura nella quale si potesse infilare una chiave, bensi' 4 manopole disposte in senso orizzontale, una a fianco all'altra sopra ognuna delle quali era impressa una piccola freccia.
Tutte le manopole erano rivolte con le freccie verso l'alto, come se quella fosse la loro posizione di partenza.
Provai a girarle cercando di orientare diversamente le freccie e mi accorsi che ogni manopola poteva essere girata in 12 posizioni diverse, 12 scatti in senso orario quasi come le ore di un orologio.
Quante combinazioni erano possibili per aprire il baule? Un numero infinito. Decisamente troppe. E non avevo nessun indizio.
Decisi di tralasciare il baule per ora e cercai di concentrarmi su quella che secondo me era la cosa piu' importante. Da dove era stato fatto entrare?
Forse da una botola sul pavimento che pero' non ero riuscito a vedere, forse calato dal soffitto.
E poi c'era l'armadio, ma quello lo esclusi a priori.
C'ero io di fianco all'armadio quando la luce si era spenta. E il rumore che avevo sentito all'inizio cosi', come la sensazione di qualcuno nella stanza, proveniva dalle mie spalle e non dall'armadio.
L'uscita doveva per forza essere li, vicino al baule.
Cominciai a ispezionare il pavimento in maniera minuziosa, dovevo assolutamente trovare una traccia a terra, di qualsiasi tipo. Eppure non vedevo niente. Guardai se tra le piastrelle ci fosse qualche solco, qualcosa che mi facesse anche lontanamente capire che mi trovavo in presenza di una botola, ma niente.
Niente di niente.
E niente nemmeno sul soffitto.
La tensione nervosa inizio' a farsi largo all'interno del mio corpo e sinceramente adesso avrei voluto rompere qualcosa. Tirai due pugni sul muro e cacciai un urlo con tutta la mia forza.
Mi sedetti nuovamente a terra.
Fra i tanti dettagli che probabilmente mi sfuggivano me ne venne in mente pero' uno in particolare.
Provai a rivivere il momento in cui la luce era andata via.
Quello che avevo fatto era stato quello di tentare di salire sull'armadio e avvitare la lampadina sperando che questa si accendesse. Ma a pensarci bene si era accesa la luce sul soffitto. A questo punto la lampadina era servita comunque da contatto oppure no?
L'unica maniera che avevo per levarmi il dubbio era quella di risalire sull'armadio e provare a svitarla un'altra volta.
Certo, il rischio di trovarmi nuovamente al buio non mi piaceva affatto eppure sentivo che questo poteva essere un dettaglio non da poco. Non so perche'... ma avevo questa netta sensazione.
Risalii sull'armadio e iniziai a svitare lentamente la lampadina.
La luce sul soffitto resto' accesa. Provai a svitarla tutta, fino a toglierla dal portalampada ma anche in questo caso non cambio' nulla.
Ma allora se la lampadina non aveva fatto contatto come era tornata la luce? E soprattutto a cosa serviva?
Misi la testa tra le mani e fu li che iniziai a capire.
La lampadina era servita solamente a distrarmi.
A tenermi occupato.
Quando la luce si era spenta la prima cosa che avevo pensato era quella di avvitarla nel portalampada e cosi' facendo sono rimasto lontano dal baule e dall'uscita.
Chiunque fosse entrato, aveva giocato con il mio stato d'animo impaurito e disorientato, per agire indisturbato all'interno della stanza.
Se fossi stato troppo vicino avrei potuto capire da dove fosse entrato il baule e soprattutto come.
Ma non era l'unica cosa...chiunque fosse...mi stava osservando.
Oh si, doveva per forza essere cosi'. Diversamente non avrebbe potuto sapere quando ho sollevato la piastrella. Diversamente non avrebbe potuto sapere quando ho avvitato la lampadina.
Alzai un dito medio e lo feci roteare per la stanza mentre nuovamente mi guardavo attorno.
Non era un gesto di sfida il mio, ma un messaggio.
L'intento infatti era quello che sapesse che avevo capito.
Ora, a mano a mano che passava il tempo mi stavo facendo sempre piu' furbo, e questo stava influendo sul mio stato d'animo in maniera positiva.
A questo punto, visto che non avevo ancora notato nessun congegno che rivelasse l'uscita provai ad armeggiare con quello che mi rimaneva da aprire.
L'armadio al momento risultava impossibile, ma il baule no.
Certo c'era da capire come posizionare le manopole, ma arrivato fin li ero comunque fiducioso del mio funzionante cervellino.
Quattro manopole, quattro pioli, quattro buchi nell'armadio....mmmm no, questo non poteva essere.
Restavano la lampadina e il foglietto.
Mi ricordai della scritta.
"SWEN 4132"
Ancora il numero quattro....quattro lettere, quattro numeri, quattro manopole...
Provai ad iniziare a cimentarmi con le lettere. Cosa potevano essere?
La esse ad esempio e' la lettera 17 dell'alfabeto. Pero' c'era la doppia v. E allora non poteva essere l'alfabeto italiano. Se invece fosse quello inglese la esse sarebbe la lettera 19....a quel punto la W la 23, la E la 5 e la N la 14.
Potrebbero essere effettivamente le ore di un orologio.
Provai a posizionare le freccie in quest'ordine muovendo la prima manopola di sette scatti la seconda di 11 e cosi' via.
Non accadde nulla
Qui c'e' da mettersi seduti e tranquilli pensai.
Sapevo di essere osservato, e un'altro messaggio che voletti inviargli fu quello di farmi vedere rilassato.
Accesi allora la seconda sigaretta.
E quelle pero' andavano centellinate.
Per due motivi.
Uno, ne avevo ancora 18, due l'ambiente era troppo piccolo per riempirlo di fumo.
La prima boccata mi rilasso' parecchio, e mentre cercavo di fare degli anelli di fumo con la bocca continuavo ad osservare le manopole.
Ma non avevo solo le lettere, avevo anche quattro numeri.
"SWEN 4132", questo era il codice.
Cosa potevi essere piccolo mio?
Pensai che se avessi sovrapposto un numero ad ogni lettera avrei ottenuto S4 W1 E3 N2, ma anche cosi' a cosa poteva servirmi?
Se, sul foglio, la stanza fosse stata disegnata all'interno di una griglia, quelle potevano essere l'indizio di altre piastrelle che avrei potuto rimuovere.
Ripresi in mano il foglietto. No, nessuna griglia.
Posizioni....lettere...numeri....dove avevo gia' visto quelle lettere? Ed ero assolutamente convinto che non mi fossero assolutamente nuove.
Una S una W una E e una N.Una S una W una E e una N.
Una bussola!!!! Punti cardinali ecco cosa siete!!!
South, West, East, North... che diventano South 4, West 1, East 3, North 2.
Girai rapidamente la quarta manopola mettendo la freccia verso il basso, la prima verso sinistra, la terza verso destra e la seconda la lasciai nella posizione originale.
Il baule emise un rumore sordo e il coperchio scatto' verso l'alto comportando che d'istinto roteassi nuovamente il dito medio nella stanza.
Era il momento di guardarci all'interno e quindi sollevai del tutto il coperchio.
Una lima per il ferro, un'altro foglietto piegato, e una mia fotografia sulla quale con un pennarello rosso era stato scritto "1996".
1996? Perche' proprio quell'anno?
La luce si spense di nuovo, e alle mie spalle udii uno scricchiolio provenire dall'interno l'armadio...











813 letture
1 commento

mostra commenti

pubblicato il 2013-02-26 alle 17:44:35