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week end con dracula - (ovvero: il mistero del vasetto sul comodino di geena) - prima puntata
quella volta il conte dracula ci aveva invitati nel suo maniero per passare un week end di spensieratezze. io geena e rosco eravamo arrivati sul tardi. si era raccomandato, il conte, che non arrivassimo prima del tramonto in quanto gli sarebbe stato impossibile venire ad aprire. da quando c'era l' euro era entrato in ristrettezze e aveva dovuto licenziare il maggiordomo. visto da fuori, il maniero era come ce lo aspettavamo e come lo avevamo visto in tanti film. tetro e lugubre, costeggiato da un bosco nero pieno di lupi ululanti. unico elemento atipico, un luminoso McDonald a meno di cento metri. chissa', magari come specialita' facevano hamburger al sangue. a rosco battevano i denti. bussai al portone. il buon conte impiego' un paio di minuti per arrivare ad aprire, ma quando spalanco' l' uscio ci accolse calorosamente. era un omaccione di bella presenza, la fama di sciupafemmine aveva un fondamento. chissa' se era vero quello che si diceva sulle dimensioni esagerate del suo batacchio. in qualche modo doveva pur attirare le sue prede, prima di azzannarle. come si suol dire, univa l' utile al dilettevole. maschiaccio di un vampiro. "scusate", disse, "stavo passando la carta vetrata ai miei canini". con un sorriso smagliante e occhietti furbi ci mostro' gli aguzzi scintillanti dentacci. a quella vista, rosco non ci vide piu' dalla paura e veloce come una faina tiro' fuori dalla tasca un paletto di legno e lo pianto' dritto nel torace del conte. fiotti di sangue partirono in ogni direzione. il conte si guardo' in petto, poi guardo' rosco incredulo ed esterefatto. schizzi di sangue avevano raggiunto la borsetta prada nuova di zecca di geena, che ora era imbestialita con rosco. in men che non si dica, gli aveva preso il braccio destro e glielo stava torcendo dietro la schiena, facendolo ululare come i lupi nei boschi. in pochi secondi avevamo gia' confezionato una bella figura di merda davanti al conte. stava per spezzargli il braccio, quando a rosco fortunatamente si stacco' la solita mano destra, permettendogli di liberarsi dalla morsa di geena. "calma, calma" invito' il conte. "sono cose che succedono". i due si calmarono. li guardai amorevolmente, lasciadogli intendere che avremmo fatto i conti piu' tardi. il conte si sfilo' il paletto dal torace. fortunatamente, non era di frassino. con un cenno ci invito' ad entrare nella sua dimora: "prego, da questa parte". rosco raccolse la mano da terra e se la riattacco'. entrammo, infine...[to be continued]







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pubblicato il 2006-03-23 alle 13:14:36